Call of Duty: Warzone 2.0, la recensione del battle royale che rivoluzionerà i battle royale

Quando parliamo di videogiochi online, tendiamo continuamente a percepirli come prodotti di secondo piano rispetto alle grandi avventure single player che a ogni edizione dei Game Awards fanno incetta di premi e riconoscimenti. Solo pensandoci, a nessuno verrebbe mai in mente di affiancare a nomi del calibro di The Last of Us Part II e Doom Eternal quello di Warzone, nella corsa a gioco dell’anno. Eppure, questo genere di esperienze ha spesso un peso incalcolabile nelle dinamiche sociali delle persone, molto maggiore di qualsiasi avventura a giocatore singolo: ad esempio, durante il lockdown il battle royale di Activision assunse al ruolo di vero e proprio collante sociale per milioni di persone bloccate in casa, aiutando specialmente le generazioni più giovani a contrastare gli effetti psicologici dell’isolamento pandemico.

È proprio per queste ragioni che Warzone, nella sua prima edizione, è ricordato oggi con un affetto e una nostalgia che solo i migliori capolavori del medium riescono a suscitare. Quest’ondata di amore, come hanno facilmente dimostrato tutte le versioni successive, ha la spiacevole conseguenza di rendere dannatamente difficile emulare la genuinità del Warzone originale, una sfida che dopo la Caporetto di Caldera è tornata tra le mani di Infinity Ward.

Lo studio californiano era il più quotato per riuscire nell’impresa e, reduce dall’enorme successo commerciale di Modern Warfare II, ha finalmente presentato al mondo la nuova sua interpretazione del genere battle royale, Warzone 2.0, disponibile gratuitamente per tutti su PC, PlayStation e Xbox dal 16 novembre scorso.

Come si può intuire dal nome scelto dagli sviluppatori, la nuova esperienza ambisce a rappresentare una diretta evoluzione della precedente, e ha tutte le intenzioni di uguagliarne il retaggio grazie a delle rivoluzioni mirate a migliorarne i punti critici. Ansiosi di mettere alla prova le aspirazioni del titolo, abbiamo preso un biglietto aereo e trascorso gli ultimi giorni nella caldissima Al Mazrah, mettendo insieme pezzo dopo pezzo i tasselli della recensione di Call of Duty: Warzone 2.0. Il nuovo battle royale di Activision sarà riuscito a farci dimenticare Verdansk? Vediamolo insieme.

Natale ad Al Mazrah

Ecco come si presenta Al Mazrah, la nuova mappa di Call of Duty: Warzone 2.0

Sgombriamo subito il campo da qualsiasi equivoco e andiamo dritti al punto, Warzone 2.0 segue lo stesso manuale d’istruzioni di un classico battle royale, quindi lo scopo rimane quello di lanciarsi dall’aeroplano, atterrare coi propri compagni, ottenere loot, armi, completare missioni e rimanere l’ultima squadra in vita mentre il gas si chiude su Al Mazrah, la mappa più grande mai realizzata nella storia del marchio Call of Duty. L’ambientazione non è significativamente più estesa rispetto al passato, ecco perché le lobby possono ospitare al momento un massimo di 150 giocatori, un numero secondo noi destinato a salire nel prossimo futuro.

Fin dal primo lancio, è possibile percepire qualche eco di Verdansk tra le strade e le strutture della nuova mappa, ma fatta eccezione per queste rarefatte somiglianze, l’ambientazione inedita è lontana anni luce dalle precedenti, soprattutto per una questione di palette cromatica. Al Mazrah si sviluppa nel mezzo di un’ampia area desertica, e sebbene sia attraversata da una quantità spropositata di corsi d’acqua, offre quasi sempre lo stesso panorama color seppia che, dobbiamo ammettere, fa un po’ rimpiangere la gran varietà offerta da Verdansk. Quello in cui però la mappa eccelle, e che non ha paragoni con qualsiasi altro battle royale sulla piazza, è la complessità del suo level design, talmente elaborato e complesso da rendere ogni situazione di gioco diversa dalle precedenti.


La mappa di Call of Duty: Warzone 2.0 si ambienta in un vero e proprio deserto
La mappa di Call of Duty: Warzone 2.0 si ambienta in un vero e proprio deserto

Quando si esplorano i 18 punti d’interesse che percorrono Al Mazrah, sembra infatti di trovarsi ogni volta in un battle royale a sé stante, e la cosa è in qualche modo certificata dal fatto che la community, a diversi giorni di distanza dal lancio, si trova ancora largamente divisa riguardo il meta del gioco. La molteplicità di situazioni di gameplay era uno degli elementi di forza del Warzone originale, ma qui la sensazione di essere ogni volta i protagonisti di un esplosivo film d’azione diverso dal precedente è ancora più accentuata, poiché combattere nel ventre dei grattacieli di Al Mazrah City sfruttando la sua accesa verticalità offre sempre un’esperienza del tutto diversa da quella che si prova negli scontri a fuoco subacquei di Hydroelectric, o nelle sparatorie in alta quota a Observatory. Molti dei punti d’interesse hanno la stessa complessità di una mappa multigiocatore, e in alcuni casi sono delle loro esatte riproduzioni: alcuni sono tratti dalle arene del Modern Warfare 2 originale, quindi preparatevi a un potentissimo effetto nostalgia.

Serviranno probabilmente dei mesi per studiare a fondo gli equilibri di gameplay di Al Mazrah, ma se dobbiamo pensare a un difetto della nuova ambientazione, l’unico che ci viene in mente è relativo al fatto che Infinty Ward abbia volontariamente sacrificato sull’altare del bilanciamento una discreta quantità di carisma e fascino. Se da un lato la configurazione molto omogena degli spazi della mappa pone i giusti contrappesi alle dinamiche di gioco, dall’altro mancano dei veri e propri punti di riferimento in grado di essere immediatamente riconoscibili ai giocatori. Un esempio calzante è quello dello Stadio di Warzone, non aveva al tempo alcuna logica di gameplay, ma appena lo intravedevi all’orizzonte sapevi subito di trovarti a Verdansk.

La rivoluzione dei battle royale è servita


Le nuove Roccaforti di Call fo Duty: Modern Warfare 2 rappresentano la novità più interessante del gioco
Le nuove Roccaforti di Call fo Duty: Modern Warfare 2 rappresentano la novità più interessante del gioco

Le meccaniche basilari di Warzone 2.0 rimangono le stesse di sempre, ma basta qualche partita per assorbire tutte le sostanziali differenze che lo rendono totalmente diverso dal precedente. Quella che secondo noi è la rivoluzione che più di tutte le altre stravolge la formula di gameplay è legata al nuovo sistema di loot, molto più complesso e stratificato dei precedenti, capace da solo di influire profondamente sul ritmo di una partita. Ogni giocatore deve gestire adesso un vero e proprio inventario, e quando si interfaccia con i contenitori disseminati per l’ambientazione si trova a che fare con un’interfaccia dedicata che riepiloga il contenuto della cassa e del suo zaino. All’inizio ci siamo trovati leggermente disorientati da questo intricato processo, ed eravamo sul punto di etichettarlo come un considerevole passaggio a vuoto di Warzone 2.0. Col passare delle partite, però, ci siamo trovati sempre più a nostro agio col nuovo sistema, al punto da considerarlo ora una scelta vincente su tutta la linea.

Aprire un contenitore è sempre un procedimento che richiede più di qualche secondo, ecco perché ora il ritmo del gameplay si rivela molto più compassato che mai. La cosa è accentuata dal fatto che in Warzone 2.0 l’accumulo di loot è cruciale per ambire alla vittoria finale, a causa delle importanti modifiche apportate ai loadout personalizzati. In un primo momento Infinity Ward aveva annunciato di volerli eliminare definitivamente, e anche se qualche tempo dopo ha ritrattato l’affermazione, essi sono presenti nel nuovo battle royale di Activision in una versione nettamente depotenziata, dato che i modi per ottenerli si sono infatti ridotti all’osso e sarete sempre costretti a combattere per conquistarli.


Com'è ormai consuetudine, saranno tantissime le missioni a nostra disposizione in Call of Duty: Warzone 2.0
Com’è ormai consuetudine, saranno tantissime le missioni a nostra disposizione in Call of Duty: Warzone 2.0

Nei nuovi negozi, ognuno con un catalogo diverso dagli altri, ci sono in offerta serie di uccisioni e svariati bonus, ma anche le singole armi dei loadout del giocatore, senza però le Specialità a loro abbinate. Se vorrete avere accesso a perk cruciali per la sopravvivenza come Fantasma e Sangue freddo, dovrete attendere la parte finale di una partita, quasi un quarto d’ora, per vedere cadere dal cielo le casse con gli equipaggiamenti personalizzati tanto care ai giocatori di Warzone. C’è però un piccolo problema: l’aereo che sorvola la mappa ne lancia un ridottissimo numero esemplari, meno di cinque, e una volta che una squadra reclama una cassa essa scompare. Ecco perché cercare di conquistarne una vi metterà sempre in un gran mare di guai.

C’è in realtà un altro modo per ottenere un loadout personalizzato, ed esso rappresenta forse la novità più fresca e interessante di Warzone 2.0. Nelle fasi iniziali di un match, quando il primo anello si chiude attorno ai giocatori, appaiono sulla mappa tre Roccaforti, edifici pieni di bot governati dall’IA che traboccano di bottino. Potrà essere difficile ripulirne una in totale tranquillità dal momento che tutta la lobby ne conosce l’importanza, ma una volta raggiunto l’obiettivo si viene premiati con il proprio loadout personalizzato, compreso di Specialità.

In realtà, se si è tra i primi a completare una Roccaforte, si riceve anche una chiave per un Sito nero, un compound di massima sicurezza sorvegliato da un Juggernaut, e ricolmo dei migliori equipaggiamenti in circolazione. Lanciarsi alla conquista di Roccaforti e Siti neri, non lo nascondiamo, è semplicemente esaltante e rappresenta in assoluto l’attività più divertente di Warzone 2.0, in barba alle perplessità sui bot dell’IA che avevamo espresso nella nostra anteprima.

Tante novità: Gulag, veicoli e chat vocale


I veicoli di Call of Duty: Warzone 2.0 non hanno l'importanza che avremmo immaginato
I veicoli di Call of Duty: Warzone 2.0 non hanno l’importanza che avremmo immaginato

Quando vi parlammo per la prima volta di Warzone 2.0, ponemmo l’accento sull’importanza che i veicoli avrebbero avuto nel gioco, considerato quanto fossero centrali nella comunicazione di Infinity Ward. Se da un lato il nuovo modello di guida è un gioiello e l’introduzione della gestione di danni e carburante ne stravolge in positivo le meccaniche, dall’altro dobbiamo constatare come essi siano generalmente superflui, alla prova dei fatti. Il level design di Al Mazrah, come anticipato, è assolutamente omogeno e non prevede ampi spazi aperti, ecco perché la consuetudine è quella di muoversi a piedi, edificio dopo edificio, invece che all’interno di un veicolo. Come se non bastasse, la nuova meccanica del gas, che ora a metà partita delimita tre sottozone anziché una, rende ancora più angusto lo spazio di manovra dei giocatori.

Un’altra novità ampiamente sponsorizzata prima del lancio è il nuovo Gulag, forse l’elemento meno riuscito di Call of Duty: Warzone 2.0. In passato, un combattimento nel Gulag si configurava come uno scontro all’ultimo sangue tanto violento quanto chirurgico, dove a prevalere era chiunque avesse la ferocia e la precisione necessarie a tornare su Verdansk. Con l’introduzione dei combattimenti tra squadre di due giocatori, è adesso in qualche modo affidata a un perfetto sconosciuto, e l’arrivo del carceriere a pochi secondi dall’inizio delle ostilità rappresenta solo un’invadente distrazione, che sporca improvvisamente l’andamento dell’incontro. L’intento di Infinity Ward era naturalmente quello di spingere i prigionieri ad allearsi tra loro per guadagnarsi la libertà sconfiggendo il colossale Juggernaut che invade l’arena, ma lo studio non aveva calcolato che mai nessuno, in un Call of Duty, si fida del nemico.


Il Gulag di Call of Duty: Warzone 2.0, nella sua configurazione attuale, non ci convince del tutto
Il Gulag di Call of Duty: Warzone 2.0, nella sua configurazione attuale, non ci convince del tutto

Il Gulag a squadre è secondo noi un’idea nata in seguito al ripensamento delle comunicazioni tra i giocatori, che ora possono conversare durante la partita grazie alla nuova chat vocale di prossimità. La community sta già affollando la rete di filmati in cui vengono mostrate le interazioni più esilaranti tra squadre avversarie, e benché qualcuno potrebbe pensare di disattivare la chat per evitare di essere rivelati dai nemici vicini, è innegabile che la novità sia stata accolta in maniera eccezionalmente positiva dall’utenza.

DMZ, da disastro annunciato a grande protagonista


Entrare in gioco rischiando tutto, ecco la logica dietro alla nuova modalità DMZ di Call of Duty: Warzone 2.0
Entrare in gioco rischiando tutto, ecco la logica dietro alla nuova modalità DMZ di Call of Duty: Warzone 2.0

Lanciata come indiscrezione per mesi da ogni genere di sedicente insider, la modalità DMZ di Warzone 2.0, una novità assoluta per la serie Call of Duty, era riuscita a mettere tutti d’accordo sul fatto che sarebbe stata un disastro assicurato. Altri sparatutto multigiocatore avevano proposto delle modalità ad estrazione cercando di emulare il successo di Escape from Tarkov, fallendo clamorosamente uno dopo l’altro. La notizia secondo la quale la nuova modalità sarebbe uscita in beta, poi, ha contribuito al clima di scetticismo che la circondava. Trascorse diverse ore in sua compagnia, la nostra opinione è che DMZ rappresenti invece un assoluto valore di Warzone 2.0, un’esperienza fresca e divertente in grado di offrire una reale alternativa alle playlist battle royale, se gli sviluppatori la supporteranno a dovere.

Ma cos’è in fin dei conti DMZ? Inclusa nel pacchetto di Warzone 2.0 e quindi anch’essa totalmente gratuita, DMZ è una modalità a estrazione in cui squadre di tre giocatori esplorano Al Mazrah per completare diversi obiettivi, mettendo in gioco ogni oncia del loro equipaggiamento durante la missione. Per non perdere tutto, infatti, è necessario raggiungere una delle uscite presenti sulla mappa e mettersi in salvo attraverso un elicottero entro il tempo limite della partita, altrimenti si smarrisce tutto quello che si è accumulato nell’inventario, comprese le armi con cui si è scesi sul campo. La posta in gioco è quindi altissima, tuttavia DMZ è caratterizzata da un ritmo del gameplay molto più rilassato che in qualsiasi altra attività tipica dei Call of Duty, a causa del ridotto numero di giocatori umani che partecipano alla lobby. La mappa qui è quasi totalmente controllata da soldati gestiti dall’intelligenza artificiale, che rappresentano però una buona sfida, trattandosi di versioni nettamente più letali di quelle viste nel battle royale e nelle Operazioni Speciali. La scelta d’inserire dei bot aveva scatenato la nostra perplessità, ma è sorprendente quanto essi siano simili ai giocatori umani, reagendo istintivamente alla nostra presenza e muovendosi in modo imprevedibile per l’ambientazione.


La cooperazione, forse ancora di più che in Call of Duty: Warzone 2.0, è davvero fondamentale in DMZ
La cooperazione, forse ancora di più che in Call of Duty: Warzone 2.0, è davvero fondamentale in DMZ

Dopo diverse partite, è facile intuire le ragioni che hanno portato Infinity Ward a lanciare la modalità in beta. Sebbene sia supportata da una batteria di contenuti tutto sommato dignitosa, DMZ non è nemmeno lontanamente vicina a sfruttare tutto il suo potenziale, non essendo supportata da un’economia capace di rendere strutturata la progressione dei giocatori. Al suo posto troviamo un gran numero di missioni da svolgere sul campo, che premiano chi le completa con delle ricompense estetiche esclusive per armi e operatori. Se volete avere un buon motivo per provarla, DMZ è tra l’altro l’unica playlist che offre l’opportunità di mettere le mani sull’M13B, un fucile d’assalto nuovo di zecca che può essere ottenuto sconfiggendo un boss nascosto in una coltre di radiazioni tossiche. Se per il momento la community ha una valanga di attività da svolgere all’interno di DMZ, una volta ottenute tutte le ricompense la modalità rischia di scomparire dalle abitudini di gioco degli utenti, ecco perché sarà fondamentale capire di che supporto godrà nei prossimi mesi. L’etichetta “beta” ci riempie di aspettative, che non vediamo l’ora di mettere alla prova.

Profilo tecnico


Call of Duty: Warzone 2.0 non apporta la rivoluzione tecnica che avremmo sperato
Call of Duty: Warzone 2.0 non apporta la rivoluzione tecnica che avremmo sperato

Dal punto di vista squisitamente tecnico, Call of Duty: Warzone 2.0 arriva su console e PC supportato da una realizzazione tecnica piuttosto ordinaria, per uno sparatutto di nona generazione di console. Le performance sono impeccabili anche nei momenti più concitati, e non ci aspettavamo davvero nulla di meno, anche perché l’altro lato della medaglia è un’Al Mazrah sconfinata, ma che per quanto riguarda l’impatto visivo non verrà certo ricordata negli annali dei battle royale. I passi in avanti compiuti rispetto a Caldera e a Verdansk ci sono, ma non rappresentano purtroppo l’evoluzione tecnica a cui avremmo voluto assistere.

Considerate le difficoltà avute al lancio da Modern Warfare II, è sorprendente lo stato di pulizia che contraddistingue la playlist battle royale, insidiata solamente da un piccolo problema collegato alla raccolta del loot sul terreno e all’invadente lag che si manifesta in alcuni rari frangenti di gioco. Al contrario, DMZ è colmo di problemi tecnici, e anche se la situazione è già nettamente migliorata rispetto ai primi giorni del lancio, la modalità è ben lungi dall’essere realmente rifinita. Non abbiamo dubbi che Infinity Ward stia lavorando alacremente per limare ogni genere di imperfezione, ecco perché esse non hanno un peso specifico nell’analisi. Fin dall’uscita del multiplayer lo studio si è saputo dimostrare reattivo nel contrastare qualsiasi problema, e non abbiamo dubbi che possa essere lo stesso per Warzone 2.0.

Commento

Versione testata Xbox Series X

Digital Delivery

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PlayStation Store,

Xbox Store

Avremmo voluto esserci, quando negli studi di Encino Infinity Ward si è messa in testa di bissare il successo di un battle royale capace di incassare l’amore incondizionato di oltre 125 milioni di giocatori in tutto il mondo. L’impresa sembrava semplicemente folle, poiché non solo parte della community è ancora emotivamente legata a Verdansk per il ruolo che Warzone ha avuto nell’isolamento pandemico, ma anche perché quell’esperienza era di per sé perfetta, impossibile da migliorare, come del resto ha sapientemente dimostrato Caldera. Eppure, Warzone 2.0 c’è riuscito. Il nuovo battle royale di Activison, fatta eccezione per giusto un paio di elementi, è migliore sotto ogni singolo punto di vista, grazie a degli interventi mirati che ne hanno rivoluzionato i cardini senza dissolverne le qualità. I nuovi equilibri di gioco funzionano a dovere, l’introduzione delle Roccaforti e dell’IA sorprendentemente aggiunge valore all’esperienza anziché toglierlo, e DMZ è una splendente promessa che merita la vostra attenzione. Andate e prendetene tutti, senza nemmeno spendere un euro.

PRO

  • Le novità di gameplay, fatta qualche rara eccezione, funzionano davvero tutte
  • DMZ, se supportata a dovere, ha tutte le potenzialità per esplodere
  • Il level design di Al Mazrah è un nuovo punto di riferimento per il genere

CONTRO

  • Le nuove scelte attinenti al Gulag non ci hanno convinti del tutto
  • Qualche imperfezione tecnica di troppo al lancio

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Call of Duty: Warzone 2.0, la recensione del battle royale che rivoluzionerà i battle royale

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