iPhone 14 Pro visto dal vivo. Chi ha pensato la Dynamic Island è un genio

Tutto come da copione. L’iPhone 14 è un attenta e bilanciata evoluzione dell’iPhone 13 dello scorso anno, con l’aggiunta della versione Max da 6.7″ per chi vuole un grande schermo ma non vuole necessariamente il modello più costoso. Uno smartphone capace di mantenere alcuni elementi del telefono che va a sostituire, come il processore A15 Bionic, di prenderne altri, come la fotocamera stabilizzata in-body dell’iPhone 13 Pro Max, e di aggiungerne di nuovi, come la fotocamera frontale con autofocus, o il sistema di messaggistica che si appoggia, in Usa e in Canada per ora, ai satelliti.

L’iPhone 14 Pro è invece totalmente nuovo, e traccia una idea ancora più demarcata tra i due modelli: per la prima volta infatti Apple ha deciso di tenere il processore più recente solo ed esclusivamente per il modello più costoso.

Dell’iPhone 14 Pro e del modello Pro Max, identico al piccolo fatta eccezione per diagonale dello schermo e batteria, ci sono tante cose da dire, e anche tante considerazioni da fare.


La prima riguarda ovviamente quella che viene chiamata Dynamic Island, l’esaltazione massima della integrazione tra hardware e software. L’idea di sfruttare il foro nello schermo, non bellissimo, per aggiungere informazioni non è affatto nuova: su smartphone Android con fotocamera nello schermo abbiamo trovato in questi anni animazioni attorno al bordo per dare indicazioni visuali di quello che succedeva, la ricarica, una notifica, un selfie. Oltre a quello, però, impossibile andare: un produttore di smartphone non ha quel livello di controllo su Android, e soprattutto non è possibile modificare Android, anche con l’aiuto di Google, per rendere la zona della fotocamera dinamica visto che ogni produttore posiziona la fotocamera dove vuole.

La “pillola” ritagliata nello schermo OLED dell’iPhone 14 Pro a telefono spento non è diversa come dimensioni da quella presente sullo schermo di un Huawei P40, ma se sullo smartphone cinese resta un antiestetico buco piazzato in un angolo, nel caso dell’iPhone diventa parte vitale dell’interfaccia e l’impatto estetico passa in secondo piano.

Apple può farlo, perché ha il pieno controllo sull’hardware e può disegnarci attorno il software per gestirlo, gli altri no. Quello che dalle prime foto sembrava un passo indietro rispetto al notch, che era comunque integrato nel bordo, diventa così un qualcosa di più utile del notch, un modo intelligente per gestire notifiche, informazioni e anche pop up.

Se guardiamo al puro hardware, Apple ha ridotto le dimensioni dei componenti necessari per il FaceID, quindi il lidar e la camera IR, per occupare una porzione larga poco più di un centimetro. Di fianco, in un altro foro separato, trova spazio la nuova fotocamera frontale con autofocus: i due fori sono virtualmente tenuti insieme dallo schermo con sfondo nero, che grazie al contrasto dell’OLED sembra far parte dell’hardware.

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Una scelta questa che permette di sfruttare anche lo spazio tra i due sensori, anche se al momento i puntini verde e rosso che segnalano l’accesso da parte delle app ad alcuni elementi hardware come la fotocamera o i microfoni restano al loro posto, angolo in alto a sinstra.

Non solo: l’aver tenuto uno schermo che integra anche il layer “touch” davanti ai sensori permette di avere un’area che risponde al tocco e alla pressione prolungata, aumentando così i gradi di libertà dell’interfaccia.

Come sempre Apple ha tracciato una via, ha disegnato delle linee guida stringenti e ora starà agli sviluppatori trovare il modo per sfruttare al meglio questa possibilità.

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Lo schermo di iPhone 14 Pro è tutto nuovo, cambia leggermente la risoluzione rispetto a quello dell’iPhone 13 Pro e cambiano anche le cornici, che sono leggermente più sottili. L’impressione, tenendo in mano il modello da 6.1”, è quello di avere uno schermo leggermente più grosso, anche se alla fine balla qualche pixel.

A migliorare sono soprattutto la luminosità, e si vede benissimo quando si riproducono contenuti HDR, e la luminosità in esterno: la ripresa video HDR in ambienti esterni riesce ad offrire una preview molto più incisiva.

Sull’iPhone arriva anche l’Always On Display: molti produttori lo offrono da anni, ma Apple ha aspettato che si verificassero due condizioni prima di aggiungerlo. La prima era quello di avere uno schermo con un consumo davvero basso, e per farlo non bastava rivedere la base della tecnologia LTPO, si doveva intervenire anche sullo stesso processore, la seconda era quella di avere una resa cromatica impeccabile anche a bassa luminosità.

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In modalità Always on si vece così

Apple aveva brevettato la tecnologia LTPO per Apple Watch, e ora la tecnologia dello schermo del Watch 6 arriva su un pannello decisamente più grande: il display scende a 1 Hz di refresh, e quando lavora con una frequenza così bassa riesce a pilotare il display in modo tale da riuscire a mantenere la fedeltà cromatica sull’incarnato dei volti, senza chiudere le basse luci. L’always on display “Apple” non è un semplice orologio sempre attivo con un po’ di notifiche, ma è una sorta di quadrante completo che si aggiorna dinamicamente e che mostra sfondi, foto e widget.

Per avere un impatto minimo sui consumi l’Always on Display non viene pilotato dalla GPU ma da un modulo dedicato all’interno del SoC, un display engine, che si occupa di aggiornare le informazioni solo per la zona “attiva” dello schermo.

L’Always on Display nasce per restare sempre attivo, esattamente come sui Watch, e nonostante questo l’autonomia del telefono non ne risente.

Non sappiamo se Apple ha usato una batteria più grande, il peso dei telefoni è esattamente lo stesso dello scorso anno, ma sappiamo che una mano viene data dal processore A16 Bionic. Rispetto all’A15 usato sull’iPhone 14 “non pro” l’A16 Bionic usa un architettura nuova, e parte anche da un processo produttivo differente di TSMC, quello a 4 nanometri. Apple ha mostrato una serie di confronti lato prestazioni poco indicativi e senza numeri, ma quando dice che a parità di prestazioni l’A16 consuma il 20% in meno dell’A15 si capisce che basta il solo processore a compensare l’aumento dei consumi dati dall’always on display.

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Il processore usa sempre 2 core ad alte prestazioni e 4 core ad alta efficienza, alla fine i più utilizzati durante l’utilizzo giornaliero, e porta il numero di transistor usati da 15 miliardi a 16 miliardi. L’aumento dei transistor è distribuito sui vari componenti, i core sono nuovi ed è nuova anche la GPU, che presenta sempre 5 compute units ma aumenta la banda a disposizione.

Nuovi anche i 16 core usati per il Neural Engine, che portano a 17 TOPS la potenza di calcolo per i modelli machine learning. Il componente del SoC che è stato più “toccato” è l’ISP, ovvero il processore che si occupa della gestione delle immagini: l’aggiunta di un sensore da 48 megapixel al posto dei classici 12 ha portato ad un aumento del numero di pixel da processare, e la pipeline fotografica di Apple non è certo delle più leggere. A questo si aggiunge anche il fatto che, se fino allo scorso anno il sistema di scatto di Apple che prevede la cattura di una raffica di foto che poi viene sommata per generare l’immagine finale lavorava nell’ambito dell’immagine compressa, quest’anno il sistema si è evoluto e lavora sui dati RAW.

Apple gli ha dato il solito mirabolante nome, Photonic Engine, e quello che promette è una qualità due volte superiore con gli scatti in modalità notte per tutte e tre le lenti. Questo senza cambiare sensore, semplicemente elaborando meglio i dati.

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Cambia, come abbiamo scritto, la fotocamera: Apple per la prima volta dopo tanti anni passa da una principale da 12 megapixel ad una principale da 48 megapixel. Il sensore “binned”, usato da anni sui telefoni Android, arriva anche sull’iPhone. Apple non usa la risoluzione maggiore per portare l’8K sul video, e nemmeno spinge troppo sulle foto a 48 megapixel, anche perché l’iPhone scatta in questo modo solo in modalità ProRAW e solo se si decide di farlo (altrimenti resta a 12 megapixel), aveva solo bisogno di più megapixel perché la potenza raggiunta dal processore le permetteva di processarli.

I 48 megapixel vengono usati per aumentare il numero di dati da dare in pasto al sistema Deep Fusion e Smart HDR, e il risultato secondo l’azienda sono foto molto più nitide. Fino a quando non metteremo le mani sul telefono non potremo verificare le affermazioni, ma Apple dice di aver gestito tramite deep learning il sistema di binning e di demosaicizzazione e l’uso di un sensore con risoluzione poi elevata le permette di aumentare sensibilmente la resa sulle texture e sugli elementi che solitamente si impastano, come i capelli.

Il 48 megapixel permette anche di aggiungere uno step intermedio, un 2x che viene creato croppando il frame originale e ottenendo così una focale equivalente da 48 mm.

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I benefici arrivano soprattutto sul video, dove se lo scorso anno le focali intermedie tra 1x e 3x venivano realizzate per interpolazione, e quando si registrava in 4K l’effetto era evidente, quest’anno si può lavorare di crop con una qualità superiore.

Da vedere come si troveranno i fotografi con la nuova focale: dal 26 mm dell’iPhone 13 Pro Max si passa ad un 24 mm, conseguenza ovvia dell’aumento delle dimensioni del sensore, come cambia anche l’apertura della lente: gli f/1.5 di iPhone 13 Pro diventano f/1.78. Secondo Apple il sensore è più grande del 65%, ma sappiamo che non viene mai rivelata la dimensione del sensore: sappiamo però che i pixel della fotocamera di iPhone 13 Pro erano da 1.9 micrometri mentre quelli dell’iPhone 14 Pro sono da 1.22 micrometri, che accorpati a gruppi di 4 diventano da 2.44 micrometri. Sicuramente ci troviamo davanti ad un sensore più grosso di quello di S22 Ultra, e ad uno dei sensori più grandi mai montati su uno smartphone.

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Non cambia solo questo: la fotocamera ultra wide da 13 mm è stata rivista e grazie al nuovo processore e ad un nuovo sensore Apple ha potuto ridurre leggermente l’apertura della lente mettendo però un gruppo ottico di qualità migliore, soprattutto ai bordi sulla macro: le foto da distanza ravvicinata risultano ora nitide anche ai bordi, non bisogna più ritagliare la sola parte centrale. Il passaggio da f/1.8 di iPhone 13 Pro a f/2.2 di iPhone 14 Pro baratta gli stop sull’ottica con un guadagno sul sensore, migliorato ulteriormente dal sistema di machine learning per gli scatti notturni.

Infine il flash: è stato rivisto, e ora l’intensità si adatta automaticamente alla focale dell’obiettivo scelto.

Ci sono anche alcune novità relative al video: la prima è un sistema di stabilizzazione elettronica super efficiente che si somma a quello sul sensore, di seconda generazione, garantendo una sorta di effetto “gimbal” ma a mano libera. Sfrutta un crop pesante del sensore, la risoluzione di registrazione non sarà 4K ma 2.8K, ma il risultato è simile a quello che si ottiene con una GoPro. Non c’è, però, il blocco della linea dell’orizzonte.

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Sempre in ambito video il processore migliorato permette la registrazione in modalità Cinematografica, ovvero con bokeh simulato, in 4K e non più a 1080p. Resta il limite del frame rate che arriva a 30 fps, ma è presente il 24p, cadenza perfetta per quella modalità. Infine c’è l’editor potenziato, che ora lavora e applica in tempo reale gli effetti e le correzioni anche sui file registrati in modalità ProRes 4K.

Curioso vedere come l’evoluzione di una piattaforma porti vantaggi a 360°: la stabilizzazione digitale Action Mode è in parte merito anche del nuovo giroscopio e questo elemento viene usato anche per il crash detection, ovvero la modalità di sicurezza che rileva se una persona viene coinvolta in un incidente automobilistico.

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Quattro i colori, e diverse le novità per il solo mercato americano: sparisce ad esempio lo slot della SIM, i modelli da noi provati a Cupertino erano eSim only e resta sempre esclusiva dell’America il 5G mmWave. C’è anche un nuovo modulo radio Bluetooth 5.3 e un sistema di messaggistica che sfrutta il satellite, sul quale torneremo nei prossimi giorni. Un sistema che sarà attivo inizialmente solo in America e Canada e che sarà comunque configurato come sistema di emergenza: un piccolo payload di dati viene inviato puntando lo smartphone direttamente verso il satellite predisposto, con l’utente che sarà guidato da una interfaccia a schermo per facilitarne la localizzazione nella volta celeste. Questo sistema funziona ovviamente se qualcuno sta usando il telefono, quindi non vale nel caso di soccorso per caduta accidentale dove una persona perde conoscenza. Non sappiamo se i telefoni europei saranno predisposti per questa soluzione e non sappiamo se e quando arriverà in Italia.

Abbiamo lasciato in fondo i prezzi: 1.339 euro per il modello da 6.1” e 128 GB di storage, 1.489 euro per il modello da 6.7”, l’iPhone 14 Pro Max, e sempre 128 GB di storage. Per i 256 GB, che su un telefono di questo livello dovrebbero essere il minimo sindacale andiamo a 1469 e a 1619 euro. Il cambio euro dollaro, con l’aggiunta delle tasse, porta i prezzi ad un livello davvero alto nel Vecchio Continente. In America, nonostante le novità, il prezzo non è cambiato.

Considerazione finale: l’iPhone 14 Pro ha tanto di già visto. Always on Display, fotocamere con binning, stabilizzazione smart, fotocamera inserita nello schermo. Detta così si potrebbe parlare di una Apple in ritardo di due anni rispetto ai concorrenti con Android. Le tecnologie sono quelle, inutile negarlo: non abbiamo ancora provato la fotocamera, ma l’interpretazione dell’always on display e della fotocamera, con la dynamic island, sono un qualcosa che non si è mai visto prima. Questo, spesso, fa la differenza. Ci sono tecnologie che hanno cicli di sviluppo molto lunghi, anche anni: la sensazione è che sugli iPhone arrivino quando sono davvero mature, su altri prodotti arrivino prima, magari per anticipare. Ma così vengono bruciate: la fretta non sempre aiuta.

La video anteprima di iPhone 14 Pro

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