Splatoon 3 Recensione: lo sparatutto più colorato e frizzante di sempre

Nel 2013, a solo pochi mesi dal lancio di Wii U, una squadra di giovani talenti in seno alla divisione EAD venne incaricata di arricchire il catalogo generazionale con qualcosa di completamente nuovo, un’esperienza ludica che fosse al contempo fresca e coerente con l’identità della compagnia di Kyoto. L’idea era quella di esplorare generi anche piuttosto lontani dalla “zona di comfort” di Nintendo, alterandone i lineamenti per comporre una proposta del tutto originale.

Il risultato di questo sforzo immaginifico fu Splatoon (qui trovate la recensione di Splatoon), uno shooter in terza persona orgogliosamente sperimentale, progettato per stravolgere l’elenco delle priorità ludiche classicamente associate a questo tipo di prodotti. I numeri registrati dal debutto dell’IP parlano chiaro: malgrado la scarsa popolarità di Wii U, il titolo fu accolto con grande entusiasmo, confermando la bontà della visione creativa del team guidato da Hisashi Nogami.

Consapevole del potenziale della sua creatura, due anni dopo Nintendo fece del sequel una sorta di “esordio 2.0”, un rilancio che questa volta poteva contare sull’interesse di una community ben più ampia, grazie al successo esplosivo ottenuto da Switch. Un successo che nel tempo ha portato l’ibrida a superare agilmente la soglia dei 111 milioni di console vendute, garantendo a Splatoon 3 una platea potenziale cinque volta superiore rispetto a quella del 2017. Pur mostrando un assetto fondamentalmente conservativo, l’ultimo capitolo non sembra pienamente consapevole del suo ruolo di nuovo punto d’accesso all’universo splattoniano, cornice di un gameplay che mantiene comunque intatti tutti i suoi punti di forza.

Negli abissi di Splattonia

La nuova epopea del nostro prode Inkling si apre ai margini del Cratere, la prima tappa del nostro viaggio in Splatoon 3. Prima di varcare i confini di questa conca desertica, saremo chiamati a definire alcuni dei tratti del nostro alter ego attraverso un editor decisamente basilare, che conta giusto una manciata di opzioni di personalizzazione tra variazioni cromatiche, pettinature e vestiario.

Reintegrati nella Nuova Divisione Branchia, il nostro compito sarà ancora una volta quello di rintracciare il Gran Pescescossa, scomparso in circostanze misteriose. Sebbene il buon Capitan Seppia sospetti il coinvolgimento dei malvagi Octariani, nemici giurati degli Inkling, qualcosa suggerisce che dietro al sequestro ci siano forze ben più sinistre, misteriose come la muffa violacea che ha ricoperto le strutture del Cratere. Per quanto all’apparenza inoffensivo, l’ammasso micelico può rivelarsi un ostacolo a dir poco insidioso, complice la sua tendenza ad intrappolare in un bozzolo filamentoso qualunque cosa lo sfiori. L’unica eccezione pare essere l’erratico Salmonello, il compagno pisciforme del protagonista, che ben presto si dimostrerà capace di eradicare le colonie fungine con un attacco diretto al loro nucleo, da eseguire lanciando l’amabile scorfano come una sorta di bomba pinnata. Così facendo potremo liberare il percorso per il nostro variopinto avatar, e guadagnare l’accesso alle diverse missioni che scandiscono l’avanzamento tra le maglie della campagna.

Per ragioni che preferiamo non approfondire, di lì a poco l’avventura ci condurrà verso i gelidi orizzonti di Alterna, un complesso altamente tecnologico collocato nelle profondità di Splattonia. È proprio tra le piattaforme ghiacciate di questo sito sotterraneo, composto da sei zone interconnesse, che passeremo gran parte del nostro tempo nei panni dell’Agente 3, sulla strada verso un epilogo carico di epicità.

A tal proposito, abbiamo davvero apprezzato l’impegno profuso dal team nel rifinire la componente narrativa di Splatoon 3, che in generale segna un passo avanti significativo rispetto ai precedenti capitoli. È chiaro che il titolo non ha abbandonato i toni spensierati tipici della saga, né tantomeno il suo stile piacevolmente macchiettistico, ma questa volta a fare da sfondo all’avventura troviamo una “lore” più sfaccettata ed intrigante, che i giocatori potranno approfondire dando la caccia ai documenti sparsi in giro per gli scenari.

Come da tradizione, questi sono dei veri e propri micromondi liberamente esplorabili, che si faranno via via più ariosi man mano che elimineremo ogni traccia di muffa, così da sbloccare nuove sfide e risorse per la progressione.

Agenti d’eliteLungo il tragitto verso i titoli di coda, avremo modo di rafforzare il nostro personaggi mettendo a frutto gli emblemi e i pezzi di Sardinium ottenuti nel corso dell’avventura, questa volta senza dover interagire con strani marchingegni ma semplicemente sbloccando i nodi di uno skilltree accessibile in qualunque momento. In base alla nostra esperienza, possiamo dirvi che il sistema di progressione ha un peso estremamente relativo nel bilancio del gameplay (peraltro non è più possibile cambiare arma durante le fasi esplorative), ma si tratta di una scelta di design tutto sommato coerente con la natura squisitamente arcade del comparto single player.

Al netto della meccanica di “epurazione” legata all’uso di Salmonello, un vero e proprio coltellino svizzero squamato (può distrarre i nemici, danneggiarli e attivare interruttori a distanza), dobbiamo però confessarvi che il design dei distretti di Alterna ci è parso meno stimolante di quello che animava i settori di Valle Polpo, l’ambientazione di Splatoon 2. Dal punto di vista strutturale, infatti, le diverse porzioni della mappa risultano più piatte e lineari, essenzialmente prive del nutrito assortimento di ostacoli ambientali che vivacizzava l’esplorazione nel predecessore. Per quanto riguarda l’assetto dell’esperienza, Splatoon 3 torna a proporre quell’avvincente mix tra TPS e puzzle platformer che da sempre caratterizza la serie, deliziando il pubblico con un quantitativo strabordante di variazioni sul tema della tinteggiatura d’assalto, ulteriormente rimpinguato dalla possibilità di affrontare le missioni imbracciando armi più impegnative.

A fronte di una mole contenutistica di tutto rispetto, sensibilmente ampliata e composta per garantire buoni margini di rigiocabilità, la diversità in seno all’offerta è davvero sorprendente, tanto che difficilmente vi capiterà di avvertire flessioni nella freschezza del gameplay. Il tutto col contributo di un level design che nelle missioni si conferma estroso e brillante, valorizzando senza cedimenti i solidi capisaldi dell’impasto ludico.

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Va da sé che i veterani di Splatoon potrebbero percepire un occasionale senso di déjà vu, ma si tratta di un’evenienza del tutto fisiologica. Meritano una menzione anche le spassose boss fight che anticipano il passaggio da un’area alla successiva: semplici ma mai banali, queste zuffe rappresentano un gradevole intercalare tra le varie fasi della campagna, che culmina in una battaglia finale decisamente più articolata e memorabile. Fatta eccezione per lo scontro in questione, però, va detto che i boss di Splatoon 3 non raggiungono i livelli qualitativi di quelli fronteggiati nel secondo capitolo, generalmente più ispirati e poliedrici. La modalità in solitaria di Splatoon 3 si muove dunque tra gradite conferme, piccole novità e qualche passo falso che comunque non arriva mai ad intaccare in maniera netta la pregevolezza dell’insieme, nella cornice di una pacchetto confezionato per permettere agli utenti di prendere dimestichezza con le dinamiche chiave del gioco, le stesse al centro del comparto multigiocatore.

Benvenuti a Splatville

Sebbene la campagna in singolo offra ai novelli splattatori una buona panoramica sugli ingredienti base della formula, una volta attraversati i confini di Splatville si ha la sensazione che il team di sviluppo avrebbe potuto fare qualcosa in più sul fronte del tutoraggio, in modo da fornire ai nuovi Inkling un quadro più chiaro delle possibilità offerte tanto dal gameplay quanto dall’hub centrale del gioco.

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Come anticipato, a separare il nuovo capitolo dal precedente ci sono cinque anni e quasi 100 miliori di console vendute, ed è quindi ragionevole pensare che Splatoon 3 sarà per molti il punto d’accesso al franchise. Detto questo, l’estrema accessibilità dell’offerta riduce questa mancanza ad un peccatuccio veniale, quasi del tutto impercettibile agli occhi degli estimatori di lungo corso.

Questi si troveranno di fronte ad una proposta multiplayer sostanzialmente sovrapponibile a quella di Splatoon 2 (avete già letto la nostra recensione di Splatoon 2?), con una manciata di aggiunte che riguardano più che altro la “qualità della vita” degli utenti.

L’elenco comprende, tra le altre cose, la possibilità di assemblare diversi loadout personalizzati, l’accesso rapido allo Spogliatoio (il menù di gestione dell’equipaggiamento) tra un confronto e l’altro, la presenza di un poligono di tiro in cui ammazzare il tempo in attesa del matchmaking, e la facoltà di annullare in qualsiasi momento la ricerca di una partita. Parliamo insomma di innesti che, per quanto ben accetti, costituiscono la dotazione standard di questo tipo di esperienze. Non fraintendeteci, però: al pari dei suoi predecessori, Splatoon 3 è un TPS multigiocatore unico nel suo genere, sostenuto da un gameplay immediato, divertente e insospettabilmente profondo. La modalità principale del gioco, l’inossidabile Mischia Mollusca, schiera due squadre di 4 utenti sui lati opposti di un’arena che i contendenti dovranno inondare d’inchiostro, con l’obiettivo di arrivare allo scadere del tempo (3 minuti) con una fetta maggioritaria del terreno di scontro reclamata a colpi di vernice. “Splattare” gli avversari (eliminarli) fa certamente parte dell’equazione competitiva, ma si tratta più che altro di una misura necessaria per arginare la virulenza pittorica delle controparti tentacolate.

Per incrementare le proprie possibilità di vittoria è quindi necessario conoscere il campo di battaglia, padroneggiare a dovere l’equipaggiamento scelto e le abilità degli Inkling, e ovviamente cercare di ridurre al minimo lo sperpero di pittura. Soddisfare tutti questi requisiti non garantisce però il buon esito di una tenzone, perché in Splatoon gli equilibri di una partita possono cambiare nel giro di un istante, anche a pochi secondi dalla fine.

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Un discorso che possiamo estendere anche alle Partite Anarchiche, una modalità che sostituisce i match classificati di Splatoon 2 senza però alterarne i caratteri fondamentali.

Anche in questo casi ci troveremo dinanzi ad un quartetto di sottomodalità con regole diverse da quelle della classica Mischia Mollusca: in Zona Splat dovremo conquistare e difendere il più a lungo possibile delle aree segnalate sulla mappa; Torre Mobile ci chiederà di prendere il controllo di una struttura semovente fino a condurla al traguardo; Bazookarp è una colorita divagazione sul tema di “cattura la bandiera, mentre in Vongol Gol saremo chiamati a raccogliere una serie di bivalvi dorati da lanciare nella rete degli avversari.

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L’unica vera differenza rispetto alla vecchia modalità classificata riguarda la presenza di due categorie di Partite Anarchiche (Aperte e Serie), che seguono diversi criteri per l’attribuzione dei rank points. In tutta onestà ci saremmo aspettati un po’ di coraggio in più nella definizione dell’offerta multiplayer, e magari l’introduzione di almeno una modalità completamente inedita, ma nel complesso non possiamo che ribadire i pregi di una proposta capace di elargire decine e decine di ore di frenetico divertimento, senza storture degne di nota. Un apprezzamento che estendiamo senza fatica alle dodici mappe incluse nel pacchetto di lancio, che tra location vecchie e nuove contribuiscono ad alimentare la varietà del gameplay.

Sulle stesse note, abbiamo gradito – e molto – le nuove aggiunte all’armamentario (in particolar modo gli archi) e al catalogo delle abilità speciali, sebbene lo strapotere del Granchio Armato chiami a gran voce qualche intervento sul fronte del bilanciamento. In ogni caso, qualora abbiate bisogno di prendervi una pausa dalla tensione dei match competitivi, in Salmon Run troverete ad attendervi la solita legione di accaniti Salmonidi, da abbattere in compagnia di altri tre “colleghi” sia in locale che online (all’apparenza senza limitazioni di sorta), nel tentativo di raggiungere la quota di Uova Dorate richiesta per ciascuna delle tre ondate che compongono questa bizzarra modalità “Orda”.

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Ancora più rilassante, almeno in termini relativi, è il nuovo minigioco Splattanza: si tratta di un intrigante passatempo a base di carte collezionabili che unisce i principi del Tetris alle logiche tipiche di Splatoon, per dar vita a scontri che purtroppo non prevedono la partecipazione di un secondo utente.

Un arcobaleno di gioie sensoriali

Chiudiamo questa disamina con qualche considerazione sui meriti di un comparto tecnico che, pur non allontanandosi più di tanto dagli standard del precedente capitolo, vanta comunque qualche miglioramento significativo.

La pulizia dell’immagine, in particolare, trae beneficio dall’implementazione della tecnologia FSR (FidelityFX Super Resolution) di AMD, che permette al motore di ottenere un miglior rapporto tra la risoluzione percepita e il frame rate, che resta ancorato alla soglia dei 60 fps (30 in città) anche durante le mischie più concitate. Le animazioni risultano inoltre più fluide e convincenti, mentre l’effettistica mostra alterazioni solo marginali, per la gran parte giustificate dalle variazioni in seno alla direzione artistica. Questa continua a rappresentare uno dei principali punti di forza del franchise di Nintendo, la matrice di un’identità estetica tanto riconoscibile quanto briosa, in grado di accordarsi alla perfezione con i lineamenti scanzonati della proposta ludica. Una menzione d’onore va sicuramente all’accompagnamento musicale, che al pari dello stile grafico contribuisce a definire egregiamente il carattere del titolo, in un concerto di sonorità che spaziano dal city pop giapponese ai ritmi del samba, dal pop punk alla tradizione matsuribayashi.

Passando alla solidità dell’infrastruttura online, nel corso delle nostre prove non abbiamo registrato problemi di rilievo, e ci auguriamo che il netcode assemblato da Nintendo si dimostri altrettanto valido anche dopo l’apertura ufficiale dei server.

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Splatoon 3 Recensione: lo sparatutto più colorato e frizzante di sempre

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