Guerra in Ucraina, Monito del Cremlino al dissenso interno: «Attenti». E Medvedev evoca la Terza guerra mondiale

Il Cremlino cerca di mettere fine al clamore delle critiche e delle proteste, anche da convinti sostenitori di Vladimir Putin, che hanno inondato i social media russi negli ultimi giorni per l’andamento delle operazioni in Ucraina. Tutti devono stare «attenti» a quello che dicono, ha avvertito il portavoce Dmitry Peskov, cogliendo l’occasione anche per smentire le voci che si rincorrono a Mosca sul possibile annuncio di una mobilitazione militare generale. «Fintanto che i punti di vista critici rimangono nell’ambito della legge sono pluralismo, ma il confine è molto labile e qui bisogna essere molto attenti», ha detto il portavoce. Per poi lanciare un messaggio che in qualche modo conferma l’inquietudine che comincia a serpeggiare tra la gente sull’onda delle notizie negative in arrivo dal fronte. I russi, ha ammesso Peskov, sono «sensibili» in merito all’operazione militare in Ucraina e quindi «è comprensibile che l’opinione pubblica reagisca in modo emotivo» agli sviluppi. Ma la popolazione «appoggia il presidente» Putin e «la società è solida intorno alle decisioni che prende il capo dello Stato».

Tutto sotto controllo, dunque. A ribadirlo è stato il ministero della Difesa, che ha parlato di «attacchi massicci» contro le truppe di Kiev su tutti i fronti dell’Ucraina. Tanto che il Cremlino ha negato la necessità di ricorrere ad una mobilitazione militare parziale o totale. «In questo momento la questione non è in discussione», ha assicurato ancora Peskov. Ma come lui non la pensano alcuni politici vicini al potere. Il primo è stato il deputato di Russia Unita Mikhail Sheremet, membro della commissione Sicurezza e anti-corruzione della Duma, per il quale «senza una piena mobilitazione, un trasferimento su un piano militare, anche dell’economia, non raggiungeremo risultati adeguati».

«Oggi la società deve essere consolidata il più possibile e indirizzata alla vittoria». Una prospettiva non facile da digerire per le masse di giovani che nei fine settimana continuano ad affollare bar e locali di Mosca e di altre grandi città, per le famiglie che non smettono di riempire i ristoranti e in generale per una popolazione che, a parte l’impennata dei prezzi, sembra continuare normalmente la sua vita nonostante l’operazione ucraina e le sanzioni occidentali. Di questo sono ben consapevoli molti politici russi. Come il senatore Andrei Klimov, presidente della commissione per la Protezione della sovranità dello Stato, secondo il quale sono proprio i Paesi occidentali ad auspicare una mobilitazione generale nella speranza che provochi forti proteste. Ma il leader del Partito comunista Gennady Zyuganov è tornato a parlarne, affermando che negli ultimi due mesi la situazione sul terreno in Ucraina è cambiata «drammaticamente».

A parlare di «tempi difficili» per il Paese è addirittura il patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa, che ha invitato la nazione ad unirsi in preghiera. «Specialmente – ha sottolineato il primate – per il capo del nostro Stato, per il comandante supremo, per Vladimir Vladimirovich Putin, che ha una responsabilità speciale, così come per tutti i responsabili militari e coloro che hanno potere. Perché il Signore ispiri azioni che proteggano la nostra patria da tutte le minacce, forse anche le più pericolose e terribili». Intanto la Russia registra la morte di un altro top manager vicino al potere, l’ennesima in una lunga serie di incidenti che hanno segnato gli ultimi mesi. La vittima stavolta è Ivan Pechorin, trentanovenne direttore generale della russa Far East and Arctic Development Corporation, che secondo diversi media online, tra cui il sito bielorusso d’opposizione Nexta, è stato trovato morto sull’isola di Russky, nel Mar del Giappone, al largo dell’estremo oriente russo. Le stesse fonti hanno riferito che le prime indicazioni parlano di una caduta da uno yacht in preda ai fumi all’alcol.

Bozza di Kiev sul trattato di sicurezza: Italia tra i garanti

La presidenza ucraina ha pubblicato sul suo sito una nuova bozza delle garanzie di sicurezza che intende richiedere a garanzia di un futuro possibile cessate il fuoco con la Russia, tornando a indicare una lista di Paesi garanti tra cui alcuni membri dell’Ue, compresa l’Italia, gli Stati Uniti, il Regno Unito, l’Australia, il Canada e la Turchia. Il documento, elaborato da un gruppo di esperti e intitolato “Trattato di Kiev sulla sicurezza”, è stato presentato oggi dal capo dello staff del presidente Volodymyr Zelensky, Andriy Yermak, con l’ex segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen. La bozza delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina diffusa oggi dalla presidenza di Kiev è «di fatto un prologo alla Terza Guerra Mondiale», ha scritto su Telegram il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo Dmitry Medvedev. «Naturalmente, nessuno darà alcuna garanzia ai nazisti ucraini, dopotutto è quasi come applicare l’Art. 5 del Trattato della Nato», ha aggiunto. «Se questi idioti continueranno a pompare senza freni il regime di Kiev con i tipi di armi più pericolosi – ha avvertito l’ex capo del Cremlino – prima o poi la campagna militare passerà a un altro livello»

Medvedev: garanzie Kiev preludio a Terza guerra mondiale

La bozza delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina diffusa oggi dalla presidenza di Kiev è «di fatto un prologo alla Terza Guerra Mondiale». Lo ha scritto su Telegram il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo Dmitry Medvedev. «Naturalmente, nessuno darà alcuna garanzia ai nazisti ucraini, dopotutto è quasi come applicare l’Art. 5 del Trattato della Nato», ha aggiunto. «Se questi idioti continueranno a pompare senza freni il regime di Kiev con i tipi di armi più pericolosi – ha avvertito l’ex capo del Cremlino – prima o poi la campagna militare passerà a un altro livello».

Esplosioni a Kherson

«A Kherson si sentono forti esplosioni. Sembra che gli occupanti siano stati colpiti in modo molto potente». Lo ha annunciato su Facebook Serhiy Khlan, consigliere del governatore locale. L’agenzia ucraina Unian ha pubblicato alcune immagini delle esplosioni, in cui si vedono dense colonne di fumo nero sollevarsi dalla città occupata, verso cui l’esercito ucraino ha lanciato una controffensiva a fine agosto.

Forti esplosioni sono state sentite anche nella base aerea occupata dai russi a Melitopol, città dell’Ucraina sud-orientale nell’oblast di Zaporizhzhia . Lo riferisce il sindaco in esilio Ivan Fedorov, citato dal Kyiv Independent. «Tre forti esplosioni sono state udite intorno alle 14,30 in un aeroporto a Melitopol occupato dai russi nell’oblast di Zaporizhzhia», ha scritto Fedorov su Telegram

Draghi a Zelensky: pieno appoggio da Italia

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha avuto oggi una nuova conversazione telefonica con il Presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky. Il colloquio si è incentrato sugli ultimi positivi sviluppi della controffensiva ucraina e della situazione sul terreno, anche con riguardo alla sicurezza della Centrale nucleare di Zaporizhzhia. Il Presidente Draghi ha confermato il continuo sostegno da parte del Governo italiano alle Autorità e alla popolazione ucraine in tutti gli ambiti.

Blinken: progressi significativi di Kiev

Le forze ucraine hanno riportato progressi significativi nella loro controffensiva contro le truppe russe, ma è troppo presto per prevedere l’esito finale del conflitto. È l’opinione espressa dal segretario di Stato americano Antony Blinken, parlando con i giornalisti a Città del Messico. «È chiaro che abbiamo visto progressi significativi da parte degli ucraini, in particolare nel nord-est, e questo è il prodotto del sostegno che abbiamo fornito, ma prima di tutto è il prodotto dello straordinario coraggio e della resilienza delle forze armate ucraine e del popolo ucraino», ha premesso il capo della diplomazia americana. Salvo poi aggiungere che «è troppo presto per dire esattamente dove si andrà a finire». Blinken ha avvertito che «i russi mantengono forze molto significative in Ucraina, così come attrezzature, armi e munizioni. Continuano a usarle indiscriminatamente non solo contro le forze armate ucraine, ma anche contro i civili e le infrastrutture civili, come abbiamo visto».

Kiev, 9 attacchi ai russi nelle ultime 24 ore

L’esercito ucraino ha lanciato nelle ultime 24 ore nove attacchi contro le forze russe e queste ultime ne hanno lanciati 38: lo ha reso noto questa mattina nel suo aggiornamento quotidiano lo Stato Maggiore delle Forze Armate dell’ Ucraina, secondo quanto riporta Ukrinform. In particolare, i russi hanno lanciato due attacchi missilistici, 25 attacchi aerei e 11 attacchi con sistemi di razzi a lancio multiplo (MLRS) contro obiettivi militari e civili nel territorio ucraino.

Bombe russe sul Donetsk

Cinque civili sono morti e altri 10 sono rimasti feriti ieri nella regione di Donetsk, nell’ Ucraina orientale, a causa dei bombardamenti russi: lo ha reso noto su Telegram il capo dell’Amministrazione militare regionale, Pavlo Kyrylenko. Lo riporta Ukrinform. «Il 12 settembre, i russi hanno ucciso cinque civili nella regione di Donetsk: tre a Vuhledar, uno a Heorhiyivka e uno a Slovyansk. Altre dieci persone sono rimaste ferite», ha scritto Kyrylenko.

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